Viju's Football Barbecue

oh yeah!!! we fall in love again … with barbecue!!! :)

Onore al più grande!!!

Postato da Viju 12 - giugno - 2010


30 ottobre 1960
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Nasce, guarda caso di domenica, il più grande calciatore di tutti i tempi. La folta capigliatura da scugnizzo della periferia di Buenos Aires assicura al ninho il primo soprannome: Pelusa. Sul finire degli anni 60 i campetti polverosi di Villa Fiorito, periferia sud di Baires, sono il primo teatro delle gesta di Diego Armando Maradona.

Non cadeva mai quella palla...

Non cadeva mai quella palla...

Legenda dello sport, conforto delle masse argentine e napoletane che amano il calcio come il pane quotidiano, Diego Armando Maradona si distingue sin dai suoi primi calci al pallone per la sua prodigiosa capacità di beffare con l’astuzia e la prontezza di riflessi avversari più anziani e più imponenti fisicamente. Diversi grandi calciatori durante la sua carriera testimonieranno che c’erano momenti in cui sembrava impossibile arrestarlo, come se tutti i giocatori in campo fossero pedine disposte secondo un ordine prestabilito e funzionale ai favolosi slalom del “Pibe de oro“.

L’allenatore delle giovanili dell’Argentinos Juniors, Francis Cornejo, non ha dubbi sull’abilità del piccolo capellone mancino e lo fa entrare nelle “cebollitas” a soli dieci anni. A quindici anni, il 20 ottobre del 1976, Diego Armando Maradona comincia la sua carriera da professionista con l’Argentinos Juniors giocando una partita contro i Talleres de Córdoba.

Il 3 aprile 1977, Cesar Luis Menotti, l’allenatore dell’Argentina, permette a Diego Armando Maradona di giocare la sua prima partita in nazionale. Nonostante le brillanti prestazioni Menotti ritiene Maradona ancora acerbo per la nazionale che vuole vincere il mondiale in casa nel 1978. L’anno dopo la vittoria dell’Argentina senza Diego, la nazionale biancoceleste guadagna un’altro titolo mondiale, questa volta con Diego. Maradona conduce infatti la nazionale giovanile alla vittoria dei campionati mondiali in Giappone nel 1979.

Vizi e virtù del più grande al mondo... :)

Aveva qualche debolezza... 🙂

Il baricentro e l’innata capacità di controllare l’equilibrio del proprio corpo, hanno permesso a Diego Armando Maradona di eccellere nell’arte del dribblare l’avversario e di calciare punizioni con una precisione millimetrica. Ironico visto che l’equilibrio non è stato certo il suo marchio di fabbrica in altri aspetti della vita. Tutto sommato Maradona ha pur sempre sparato ad un giornalista con un fucile ad aria ed ha avuto seri problemi di salute a causa dei suoi eccessi con la cocaina.

Anche il mondiale del 1982 in Spagna vede un giovane Maradona pieno di talento ma non ancora sufficientemente autoritario. Diego mostra qualcosa segnando due bei gol all’Ungheria ma non riesce a scalfire la rocciosa difesa italiana nei quarti di finale.

In quegli anni comincia la carriera internazionale di Diego Armando Maradona: Barcellona, Napoli, Siviglia. Ma nonostante le storiche vittorie in Italia con la maglia azzurra del Napoli, le imprese che hanno consegnato alla legenda il geniale mancino sono forse legate alla maglia biancoceleste della nazionale argentina. Non tanto per i 34 goal in 91 convocazioni che fanno di Diego il secondo miglior marcatore nella storia argentina, quanto per le straordinarie sorprese regalate ai mondiali, i miracoli con i quali “El pibe de oro” ha trascinato una nazionale non sempre fortissima per ben due volte in finale vincendo la coppa nel 1986. Recentemente l’AFA (la Federcalcio argentina) ha deciso di ritirare la maglia numero 10 della squadra Albiceleste consegnando il nome di Diego Armando Maradona alla legenda.

L’apice della carriera di Diego Maradona e, probabilmente, anche della sua gioia come calciatore, è la vittoria ai mondiali di Messico nel 1986. I 5 gol di Maradona (di cui uno contro l’Italia) hanno fatto impazzire mezzo mondo e hanno fatto esplodere la sua reputazione di miglior calciatore di sempre. Tutte le vittorie messicane, compresa la finale vinta per 3 a 2 contro la Germania, sono dovute alla sua forma esemplare, alla sua incredibile voglia di vincere, al suo mondiale da manuale.

Negli anni successivi, Diego Armando Maradona ha fatto per il popolo napoletano qualcosa di simile a quello che aveva fatto per il popolo argentino. Dieguito ha fatto cucire due scudetti sulle maglie azzurre del Napoli, realizzando un’impresa che ha del miracoloso se si pensa alla pluridecennale attesa che circondava queste vittorie nella città partenopea. Per non parlare della vittoria in coppa UEFA.

L’incantesimo finisce forse nel 1990, con i mondiali in Italia, poco dopo la vittoria del secondo scudetto napoletano. Un mondiale pieno di veleni in cui, tutto sommato, la partecipazione dell’Argentina alla finale ha del miracoloso. In questa occasione più di ogni altra Maradona ha dimostrato le sue straordinarie doti di leader tirando (quasi letteralmente) per i capelli una squadra mediocre, superando nazionali in ottima forma come il Brasile e l’Italia. In finale la Germania riesce a trovare la via dell’unico gol solo graze ad un calcio di rigore. L’ultimo capitolo di Diego Maradona ai mondiali è nel 1994 negli USA. Il grande campione si presenta in forma smagliante e con una grinta sorprendente. Realizza un gol da favola con la Grecia e guida la sua squadra al trionfo contro la Nigeria. Trovato positivo al test dell’efedrina viene squalificato dalla competizione.

21 anni dopo il suo debutto nella prima divisione argentina, Diego Armando Maradona conclude la sua carriera in Argentina con il Boca Juniors giocando e vincendo contro il River Plate il 29 ottobre del 1997. L’addio al calcio il 10 novembre 2001 alla Bombonera, casa del Boca Juniors.

 

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